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AstraZeneca, studio inglese: basta una dose (per tre mesi). L’immunologo Mantovani: «Per Pfizer e Moderna obbligatoria anche la seconda»

05 Marzo 2021 - 16:39 Redazione
epa09053713 A vial of the AstraZeneca (Covishield) vaccine in Kiev, Ukraine, 05 March 2021. The mobile medical team of the Ministry of Health of Ukraine publicly vaccinated about 100 doctors of the Dobrobut Ukrainian medical network with the AstraZeneca (Covishield) vaccine against COVID-19 in Kiev. Ukraine started vaccination against COVID-19 on 24 February 2021. The first shipment of the Oxford/AstraZeneca (Covishield) vaccine against COVID-19 was delivered in Ukraine on 23 February. Ukraine has signed a contract for the supply of 12 million doses of COVID-19 vaccines, which were developed by AstraZeneca (UK-Sweden) and NovaVax (USA) and are produced at the Serum Institute facilities (India).  EPA/SERGEY DOLZHENKO
Il direttore dell'istituto Humanitas prova a fare chiarezza osservando come per i vaccini a mRna l'unica questione sia quando fare la seconda dose (non se farla o meno)
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Per gli over 80 una dose vaccinale di Pfizer o di Astrazeneca può portare a «una sostanziale riduzione del rischio» di ricoveri per Covid-19. Questo è quanto emerge dallo studio coordinato dai ricercatori dell’Università di Bristol al momento in fase di pre-pubblicazione su Lancet. Secondo i dati raccolti l’efficacia della prima dose è al 79,3% per Pfizer e dell’80,4% per Astrazeneca. Il lavoro è stato realizzato tra il 18 dicembre 2020 e lo scorso 26 febbraio, grazie alla partecipazione di 466 persone con un’età media di più di 80 anni.

Questi dati, spiegano gli studiosi, sono simili a quelli di altri report già realizzati in Scozia e in Inghilterra, ma che hanno seguito un approccio diverso. Invece di collegare grandi database di risultati con i registri di immunizzazione, il lavoro di Bristol ha comportato un esame dettagliato dei ricoveri in due ospedali. Lo studio fornisce informazioni sui pazienti, molto anziani, che sono stati ricoverati e nei quali i vaccini stanno avendo effetto. Si è trattato di persone con diverse fragilità, altre malattie e vulnerabilità.

Un tema, quello della seconda dose, affrontato anche dall’immunologo Alberto Mantovani che in un commento pubblicato su la Repubblica ha provato a chiarire la questione inerente alla somministrazione di una o due dosi. Il direttore di Humanitas ricorda come sia molto recente l’indicazione ufficiale «da parte del Consiglio superiore di sanità, di somministrare una sola dose di vaccino a chi è stato malato di Covid-19». Tuttavia, chiarisce Mantovani, «i vaccini anti Sars-CoV-2 si basano su due piattaforme, adenovirus e mRna». Della prima, fanno parte AstraZeneca, Johnson & Johnson e ReiThera. Pfizer e Moderna si basano invece su mRna.

Sulla base della sperimentazione clinica sul vaccino AstraZeneca, «il gruppo di Oxford ha introdotto una seconda dose per migliorare il livello e la durata della risposta immunitaria – osserva Mantovani – non sorprende, dunque, che i dati ottenuti con questo vaccino mostrino che, con la sola prima dose, si è protetti fino a 3 mesi, il tempo ora indicato per la seconda somministrazione». E’ dunque possibile, a fronte della scarsità di vaccini, procedere con una sola dose, in attesa di un richiamo che può avvenire anche a tre mesi di distanza. «Diverso il discorso – dice l’immunologo – e diversi i dati, per i vaccini a mRna: una tecnologia innovativa, ma una logica di tempi simile a quella dei vaccini tradizionali che richiedono una prima dose e un successivo (a volte più di uno) richiamo».

«Nella lettura scientifica – chiarisce ancora Mantovani – non vi è nessun dibattito sul ‘non fare’ una seconda dose di un vaccino a mRna: la domanda è solo ‘se e quanto posticiparla’. Personalmente, seguendo i dati, credo sia meglio effettuarla rispettando il più possibile l’intervallo dei 20-40 giorni, come indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità». Insomma, sì a una dose di AstraZeneca, e no per quei vaccini a mRna.

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